LA RIFLESSIONE DI DON ALBINO BIZZOTTO

pubblicata su “l’Azione” del 16 aprile 2017

Lettera da Madre Terra

Care figliole e cari figlioli,

faccio molta fatica a riconoscervi tali e a chiamarvi con questo nome.

Il mio non è un appello, è un grido, non per me, ma soprattutto per voi.

Che ne è della vita vostra e di tutti gli altri esseri viventi?

Da secoli ormai come società avete preferito come fine principale della vostra attività la crescita della ricchezza e non la vita.

Io per troppi di voi non sono la placenta della vita, né la rigeneratrice degli elementi vitali per tutti gli esseri; sono principalmente la grande miniera da sfruttare per le risorse e la grande discarica per tutti i rifiuti.

Con lo straordinario sviluppo della tecnologia dalla metà dal secolo scorso avete impresso una “rapidizzazione” senza precedenti allo sfruttamento senza limiti delle risorse, all’aumento della temperatura, al cambiamento climatico, all’inquinamento dell’aria e dell’acqua, all’avvelenamento

dei terreni con i prodotti chimici, alla acidificazione degli oceani, al consumo e degrado del suolo fertile e coltivabile, alla riduzione della fascia di ozono stratosferico, alla perdita della biodiversità con l’estinzione massiccia di specie, alla grande pressione di disequilibrio tra ecosistemi terrestri.

Sono nata 4,5 miliardi di anni fa. Ho visto i primi ominidi 160.000 anni fa e da 10.000 anni avevo stabilito con voi una convivenza stabile, anche se sempre con qualche conflitto.

Questo periodo è stato chiamato Olocene.

Dopo varie ere geologiche si era giunti a un equilibrio stabile con l’interazione tra foreste, savane,

barriere coralline, praterie, pesci, mammiferi, batteri, qualità dell’aria, ghiacci, temperature, disponibilità di acqua dolce e di suoli produttivi.

In tutti questi secoli avevo raggiunto una buona resilienza, che mi permetteva di assorbire tutti gli eccessi della vostra attività e riequilibrare la rete della vita del tutto connessa, che unisce tutti gli ecosistemi.

In sole due generazioni le vostre attività umane hanno oltrepassato la mia capacità di sostenere il vostro mondo in modo stabile; ogni anno mi vedo anticipare il giorno delle mie possibilità di recupero.

Anch’io ho confini planetari che devo rispettare, pena fenomeni catastrofici e processi irreversibili.

Già per i cambiamenti climatici, la perdita della biodiversità, il cambio d’uso dei suoli e

l ’inquinamento da azoto e fosforo i processi sono oltre il limite.

Che ne sarà di me con voi tutti, quando saranno sciolti i ghiacciai e le calotte polari?

Vedo che i vostri contrasti vertono principalmente sui conflitti sociali e politici e si concentrano sulla crescita economica e finanziaria, con il risultato ingiusto e permanente di una minoranza ricchissima e una stragrande maggioranza di persone povera, spesso misera.

Non vi suona ironico, oltre che tragico, che l’industria principale dei ricchi per garantirsi il predominio e i privilegi sia l’industria delle armi, strumenti per dare morte e non per aiutare a vivere?

Come reagireste se venisse usata violenza a una mamma incinta della sua creatura?

Perché non pensate che a me è legato anche l’utero delle mamme con le loro creature?

Perché accettate che nelle mie viscere vengano stipate, custodite e vegliate le bombe atomiche capaci solo di immani distruzioni e di morte per tutti?

Ma la vita vostra e di tutti gli esseri dipende dall’accumulo di potere e di ricchezze o non piuttosto

dall’aria pulita respirabile, dall’acqua sicura e potabile, dal cibo sano e sufficiente per tutti?

Perché vi fate la guerra mentre io, che sono la vostra casa, sto bruciando?

Voi continuate a preoccuparvi delle vostre opere, coprendo di cemento e asfalto distese di suolo

prezioso; le vostre città dilagano ovunque, riempite di veicoli ogni angolo del pianeta.

Continuate ad abbattere alberi nei luoghi densamente abitati, distruggete intere foreste pluviali, beni comuni insostituibili e occupate i suoli non per il cibo, ma con monocolture agricole industriali solo per ottenere vantaggi economici.

Per lo stesso motivo avete ridotto in schiavitù gran parte dei vostri fratelli animali; milioni di bovini, ovini, suini, galline, oche… imprigionati dalla nascita alla morte in tristissimi lager. Da dove viene questo disprezzo per la vita e questa volontà di morte?

Vi prego mettetevi davanti ai vostri figli e ai vostri nipoti; quando guardate con responsabilità al

loro futuro non potete che pensare alla loro possibilità di vita, non ai vostri interessi.

E con la vita offrire tutta la bellezza, la varietà, l’incontro, il godimento, lo stupore e la contemplazione di meraviglie naturali ancora non contaminate, l’impegno alla ricostruzione degli ecosistemi naturali nei territori dove vivete!

Molti di voi si dicono credenti in Dio, ma quale?

Quello astratto frutto dell’immaginazione di ciascuno, proiettato lontano in un cielo che non esiste, o quello che si fa carne nella realtà di ogni persona, che è materia vivente e che anima con il suo Spirito tutta la vita in una creazione continua?

Per voi non può esistere un Dio senza le sue creature.

Potrebbero una mamma e un papà sentirsi estranei alla vita di un figlio?

Accogliete la profondità e la sorpresa di questa realtà, che vi rende tutti partecipi di una storia nuova nel vostro piccolo quotidiano e nelle vostre scelte politiche per una comune e diversa alleanza tra me e voi e tra di voi!

Comprendete ora perché c’è una grande urgenza, sapendo che l’unico vostro linguaggio che riesco a capire è il vostro comportamento non i discorsi, né le prediche.

Non sono una cosa.

Sono vostra madre per la vita sempre nuova in tutte le sue espressioni.

Ascoltate vi prego il mio grido!

Don Albino Bizzotto