Oggi 22 marzo si celebra la Giornata mondiale dell’acqua (World Water Day), ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992. Il tema di quest'anno è il legame tra acqua e cambiamenti climatici. L'obiettivo della giornata è sensibilizzare Istituzioni mondiali e opinione pubblica sull'importanza di ridurre lo spreco di acqua e di assumere comportamenti volti a contrastare il cambiamento climatico.

L'acqua è , e lo sarà sempre di più in futuro, il "bene più prezioso". Nel nostro territorio è grande la preoccupazione per la  siccità in arrivo quest'anno, causa la mancanza di piogge invernali. Ma è grande sopratutto la preoccupazione del movimento ecologista per la situazione di sfruttamento, incuria e mancanza di tutela in cui si trovano i fiumi Piave, Meschio e tutti i ruscelli che li alimentano e i laghi di Revine Lago e Santa Croce. ABBIAMO BISOGNO DI UN MOVIMENTO POPOLARE CHE PONGA CON FORZA LA DIFESA DELL'ACQUA E LA SALVAGUARDIA DI FIUMI, LAGHI E ZONE UMIDE.

Questa sera è in programma a Vittorio Veneto la proiezione di un'opera importante: si tratta del documentario  Watermark, che intreccia diverse storie sul nostro rapporto con l’acqua: perché ne siamo così fortemente attratti, cosa ci può insegnare, l’uso che ne facciamo e le sue conseguenze.

MULTISALA VERDI - Vittorio Veneto
22 marzo – ore 21,00   ingresso €
5,00



WATERMARK. L'acqua è il bene più prezioso
documentario - Canada 2014, 100’, colore
regia di Jennifer Baichwal ed Edward Burtynsky


LA RECENSIONE

Viviamo su un Pianeta fatto per il 70 per cento di acqua. Il nostro stesso corpo è composto, per oltre la metà, di acqua. Nell’acqua sono nate le prime forme di vita sulla Terra e intorno a lei sono fiorite le più grandi civiltà. Non ci sono dubbi, insomma, che il genere umano debba moltissimo a questo prezioso elemento, eppure è già chiaro che per lei ci troveremo a “combattere la guerra del futuro”. Troppo a lungo l’abbiamo data per scontata, sprecandola e inquinandola in un assurdo paradosso che ora sta riscuotendo il suo prezzo. Flagellati da siccità, esondazioni e fenomeni erosivi o contaminati da attività antropiche altamente impattanti, interi ecosistemi sono ormai stravolti, mettendo a rischio la nostra stessa sopravvivenza e quella del mondo animale e vegetale. Uno scenario cui fa da contraltare l’enorme sforzo dell’ingegno umano, capace di costruire nei secoli grandiose opere in grado di incanalare e plasmare il corso delle acque della Terra.

A restituire all’acqua il ruolo da protagonista che le spetta è il film Watermark. L’acqua è il bene più prezioso, diretto dalla pluripremiata regista Jennifer Baichwal e dal celebre fotografo Edward Burtynsky, con la collaborazione di Nicholas de Pencier. Un sodalizio che si consolida dopo il recente successo del docufilm Antropocene, l’epoca umana e che questa volta attraversa il mondo mostrandoci i segni “in filigrana” (watermark in inglese) che l’acqua lascia sulla superficie della Terra. Segni sempre più dettati dall’intervento umano nel suo incessante tentativo di “dare una forma” all’acqua, piegandola alle sue insaziabili esigenze.

Inserito all’interno di un più vasto progetto di Edward Burtynsky dedicato all’acqua (che include anche un libro e una mostra fotografica), il film conta sulle eccezionali riprese di Nicholas de Pencier, qui anche produttore, e arriva ora nei nostri cinema otto anni dopo la sua realizzazione. Un ritardo che non lo rende affatto superato, in un momento storico in cui il tema dell’acqua resta della massima attualità e il rischio di trovarci presto a combattere per il suo controllo una concreta minaccia.

Frutto di tre anni di lavorazione, il documentario ci presenta le enormi fattorie galleggianti al largo della costa cinese del Fujian, il cantiere di Xiluodu, la più grande diga ad arco al mondo, il delta del deserto dove si arena il possente fiume Colorado, le concerie di cuoio di Dhaka. Ma anche gli Open di Surf a Huntington Beach negli Stati Uniti e il Kumbh Mela ad Allahabad, dove si radunano 30 milioni di persone per immergersi tutte insieme nel sacro Gange. O gli scienziati che estraggono carote di ghiaccio dalle profondità del sottosuolo della Groenlandia e che esplorano l’incontaminato spartiacque della Columbia Britannica settentrionale.