Don't Look Up, il terzo film della Rassegna Cinema e Ambiente - primavera/2022, descrive con tono satirico le relazioni tra governi, media, scienza e cambiamento climatico andando ben oltre il paese e stelle strisce.

Martedì 29 marzo - ore 21,00
Multisala Verdi - Vittorio Veneto

Don’t Look Up
film – USA 2021, 145’
regia di Adam McKay
con: Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence, Cate Blanchett, Meryl Streep

Mentre sta osservando il telescopio della sua università in Michigan la dottoranda Kate Dibiasky fa una straordinaria scoperta: una cometa non ancora identificata cui il suo professore e mentore, Randall Mindy, dona addirittura il nome della ragazza. C’è solo un piccolo inconveniente: la cometa, dal diametro eccezionalmente grande, punta diritta verso la Terra, e si stabilisce che la colpirà entro sei mesi. Mindy e Dibiasky decidono di rendere partecipe il mondo statunitense della loro tragica scoperta: cosa succederà?



Un film per il clima


L’intenzione di dare un contributo alla battaglia per il clima è dichiarata esplicitamente da Leonardo Di Caprio in un video di presentazione della pellicola. Don’t Look Up descrive una realtà e delle emozioni che sono immediatamente comprensibili a chi partecipa alle lotte ambientali, studia il cambiamento climatico o ne soffre le conseguenze. Su tutte quella sensazione di dolorosa frustrazione nel vedere il pianeta scivolare verso l’abisso in mezzo all’indifferenza o derisione generale.
Il film è di fatto una denuncia spietata dell’inadeguatezza dell’apparato politico-mediatico occidentale di fronte al cambiamento climatico, estremamente significativa per chi si porta addosso il ricordo vivo del fallimento della conferenza di Glasgow e vede nella realtà quotidiana le dinamiche raccontate nel film. Partiti e istituzioni si dimostrano indifferenti, totalmente orientati al mantenimento del proprio potere attraverso relazioni clientelari. I media coltivano un audience addomesticato, divertito, mai impaurito e sempre coccolato con superficialità e perbenismo.
Alberto Manconi e Riccardo Carraro - Dinamo Press - 31.12.2021

Don’t look up
è una commedia nera che gioca sul contrasto tra finzione e realtà, tra rappresentazione della realtà nella contemporanea epoca digitalizzata e il reale nelle sue più varie sfaccettature, col quale gli individui contemporanei sembrano avere perso ogni contatto. Un altro dei temi scottanti messi in campo dal film è anche l’informazione e la gestione di essa; e di come siano estremamente complesse le dinamiche che stanno dietro alla fabbrica d’informazioni nella contemporaneità, fra giornali, telegiornali, internet (blog, siti, social), trasmissioni e talk show televisivi.
Sembra che la realtà, alla fine, sia sempre distorta: gli individui, infatti, sembrano accettare soltanto una rappresentazione spettacolare della realtà, rifiutando di guardarla in faccia per come è veramente. Niente di nuovo sotto il sole: lo aveva già intuito Debord nel suo La Società dello spettacolo quando affermava che la realtà si era allontanata in una rappresentazione ma anche, prima, gli studiosi francofortesi oppure, da noi, un lucido intellettuale come Pasolini.
Guy Van Stratten - Codice Rosso - 28.12.2021

Nel suo essere un film comico di fantascienza che si immerge fino al collo nel bitume della quotidianità, Don’t Look Up diventa una creatura multiforme, come spesso capita con McKay, che si approssima al cinema attingendo a un ipertesto continuo, nella costruzione di una stratificazione che è l’arma politica per combattere la vacuità della società, tesa invece a una semplificazione continua. Mentre tesse la tela delle psicologie dei suoi protagonisti, tra radicalizzazione del pensiero e ammiccamenti alle forme di potere che possono essere generate da una situazione schizoide, McKay costruisce strato per strato la sua angosciante narrazione di un’America decerebrata, in cui il dolore è stato espulso a favore di un’ironia esagerata quanto dannosa.

McKay è uno dei pochi cineasti statunitensi d’oggi a interrogarsi sul sistema-società, e su ciò che comporta: in tal senso la sua azione è puramente socialista, e questo non fa che giustificare i profondi attacchi, di natura strettamente ideologica, che i suoi film ricevono in patria
Raffaele Meale - Quinlan - 14.12.2021