Le nostre azioni hanno un impatto sull’ecosistema e giocano un ruolo fondamentale sul futuro del pianeta. Il cambiamento climatico, l’inquinamento atmosferico, lo sfruttamento intensivo ed il degrado del territorio*, ci fanno comprendere che è necessario avere una visione più ampia, di interconnessione armonica con la natura.

Nell’ecosistema naturale il suolo è una risorsa fragile e complessa, “uno dei beni preziosi dell’umanità”, come viene riportato nella Carta Europea del Suolo, scritta a Strasburgo nel 1972; un bene fondamentale dal quale dipende la vita dei vegetali, degli animali e dell’uomo. Un suolo in condizioni naturali, sano e fertile, è vita, salute, biodiversità.

L’errore più grande che possiamo fare è dare per scontato che le risorse del pianeta siano illimitate. Nonostante il valore fondamentale del suolo, i danni prodotti da troppo cemento - che lo sigillano in modo permanente - trasformano l’ambiente in modo irreversibile. Se non vogliamo vivere un futuro distopico è doveroso limitare le azioni che lo depauperano, iniziando anche a mettere in discussione lo sfruttamento che l’attuale modello di sviluppo esercita. “Il degrado dei suoli ha ricevuto meno attenzione culturale e mediatica dell’inquinamento atmosferico o della scarsità e contaminazione delle acque ma è altrettanto urgente e preoccupante[1].

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) - agenzia scientifica governativa - nell’edizione 2022 del rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali, e servizi ecosistemici, fornisce una documentazione completa sui processi di trasformazione e sull’andamento del consumo di suolo.

Nel nostro Paese il consumo di suolo, non solo non rallenta, “ma nel 2021 riprende a correre con maggior forza, superando la soglia dei 2 metri quadrati al secondo e sfiorando i 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali in un anno, in media, circa 19 ettari al giorno, il valore più alto degli ultimi 10 anni, causando la scomparsa irreversibile di aree naturali e agricole”. In media sono stati consumati più di 7 mq al secondo per oltre 50 anni.

Il rilevamento dell’Ispra, che si avvale anche dal lavoro di monitoraggio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), fornisce i dati a livello regionale, provinciale e comunale. Nel rapporto è emerso che il Veneto è la seconda regione per consumo di suolo, dopo la Lombardia, con una percentuale di 11,90% di territorio impermeabilizzato, pari a 218.230 ettari (nel 2021), e con un incremento netto annuale di 683,58 ettari rispetto all’anno precedente.

L’esplosione dell’edilizia, senza una corretta pianificazione, ha contribuito a cambiare il volto delle città e delle aree rurali. Nei terreni dove ci sono fabbriche ed aree dismesse vengono per lo più costruiti mega centri commerciali ed ipermercati; al posto dei campi e delle aree naturali, sorgono insediamenti logistici che richiedendo sempre maggiori spazi, tanto è vero che il rapporto ISPRA riferisce che nell’anno 2021, 323 ettari sono stati destinati alla realizzazione di nuovi poli logistici, dei quali 105 ettari nel Nord-Est e 89 ettari nel Nord-Ovest!

Sempre secondo i dati contenuti nello stesso rapporto, nell’ultimo anno sono stati consumati circa 1.125 ettari nella costruzione di nuovi edifici e, solo in Veneto, verrebbero rilevati 147 metri quadrati di edifici per ogni abitante, un valore di oltre il 60% superiore alla media nazionale (91 mq/ab).

Per quanto riguarda il rapporto tra consumo di suolo e l’intera superficie territoriale, il Veneto è ancora la seconda regione con 3,73 mq/ha, ben superiore al valore di 2,10 mq/ha della media nazionale.

In un paese dove una quota più rilevante di suolo è occupata da superfici dedicate alla circolazione, è davvero indispensabile continuare a costruire grandi opere trasportistiche come autostrade e superstrade, tangenziali e rotatorie, con colate di asfalto per parcheggi?

Nel Bel Paese - come specificato nel rapporto ISPRA 2022 - le aree maggiormente soggette a cementificazione sono le aree costiere e persino le aree protette. Su quale turismo si intende puntare, se il territorio viene imbruttito dal cemento?

Il suolo ha tempi di ricostruzione molto lunghi e rappresenta una risorsa al tempo stesso non rinnovabile ma essenziale per i processi vitali ed ecosistemici. Le conseguenze sul consumo di suolo, come scrive l’ISPRA, sono anche economiche, e i “costi nascosti”, dovuti alla crescente impermeabilizzazione e artificializzazione del suolo degli ultimi 15 anni, sono stimati in 8 miliardi di euro l’anno, che potrebbero incidere in maniera significativa sulle possibilità di ripresa del nostro Paese.

Se si continua a cementificare il suolo naturale, quali saranno le conseguenze?

L’incremento della cementificazione nelle aree urbane contribuisce a farle diventare sempre più calde dando luogo al fenomeno delle isole di calore [2]. Il peggioramento del microclima ne compromette la vivibilità anche per i problemi di natura sanitaria e sociale che questo comporta.

Nelle aree extra-urbane le conseguenze sono: la trasformazione del paesaggio, il cambiamento del microclima, la perdita di aree verdi, la perdita di biodiversità, l’impermeabilizzazione del suolo, l’alterazione del ciclo dell’anidride carbonica, etc.

La cementificazione non è l’unica causa di perdita di suolo; non dobbiamo dimenticare la deforestazione, la cattiva gestione dei rifiuti che produce degrado dei suoli e delle falde acquifere, ed anche l’agricoltura ha le sue responsabilità. Come scrive la prof.ssa Paola Bonora ”[…] il suolo fertile può venire eroso o depauperato anche dalle stesse attività agricole quando praticate con modalità industriale, a causa dell’inquinamento prodotto dall’impiego massiccio di prodotti chimici, dell’utilizzi di ingenti quantità di acqua, della perdita di biodiversità, dell’erosione dei quadri paesaggistici.”[3]

Dal rapporto Ispra emerge un altro dato che desta apprensione: le aree perse in Italia dal 2012 avrebbero potuto garantire la fornitura complessiva di 4 milioni e 150 mila quintali di prodotti agricoli.

È arrivato il momento di intraprendere iniziative concrete che limitino il consumo di suolo per raggiungere presto l’obiettivo europeo del suo azzeramento entro il 2050, attraverso il recupero e la difesa del paesaggio e del territorio. Per questo è indispensabile che venga emanata una legge nazionale di indirizzo. Le proposte di legge finora presentate purtroppo si sono arenate in uno dei due rami del parlamento.

Il vero cambiamento dovrà pensare alla trasversalità del problema, alla riflessione sui danni dell’impermeabilizzazione, alla necessità di ripensare alla rigenerazione urbana e al risanamento dei siti industriali da bonificare, con operazioni che non finiscano per consumare dell’altro suolo ma intervengano ripensando alla vivibilità del tessuto urbano in termini qualitativi, alla necessità di conservare il patrimonio immobiliare esistente con la riqualificazione estetica ed energetica.

L’erosione, la salinizzazione, la deforestazione dei suoli, ci impongono di intervenire sui terreni agricoli con azioni che possano favorire l’agroecologia e la riduzione della monocoltura.

L’agroecologia è il percorso più completo per la sostenibilità del sistema alimentare. Tuttavia è sistematicamente messa da parte negli spazi politici globali come la Cop27
- Edward Mukiibi – Presidente Slow Food


La predazione delle risorse territoriali cui assistiamo ogni giorno ha dissanguato la sfera collettiva, quei beni che definiamo comuni.” [4] Per impedire di mettere a repentaglio la nostra sopravvivenza sul pianeta, dobbiamo operare per un cambio di paradigma, anche con azioni individuali, perché dobbiamo pensare ad un nuovo modo di guardare il mondo.

Occorre un’idea di economia che non sia fondata sullo sviluppo inteso come produzione e consumo di merci in costante e infinita crescita. Anzi, una economia che sia capace di ridurre, diminuire, decrescere[5] – Tomaso Montanari

Il consumo di suolo ed il degrado del territorio, sono tematiche ambientali complesse che richiedono studio, analisi ed approfondimento; questa nota non ha pretesa di essere esaustiva, ma è una personale riflessione su una stringente questione del dibattito corrente, che desidero condividere con le persone che lottano per l’ambiente e per la sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Se oggi il pianeta, è ancora una meraviglia, molto lontano dalle immagini dei catastrofisti e degli scrittori di fantascienza del secolo scorso, è perché alcune battaglie ecologiche sono state vinte, perché è esistito un attivismo ambientale diffuso, perché si è provato negli anni a costruire una rete globale internazionale.” [6] - Corrado Dottori


Antonella Pianca



Note:

* Foto: La ricostruzione al computer di come sarà lo Jesolo Lido Design District in via Levantina (Fonte: la Nuova di Venezia e Mestre 18.11.2022)

[1]
Paola Bonora, Fermiamo il consumo di suolo – Il territorio tra speculazione, incuria e degrado, Il Mulino, Bologna, 2015

[2] Paola Bonora, op. cit.

[3] Paola Bonora, op. cit.

[4] Paola Bonora, op. cit.

[5] Tomaso Montanari, Eclissi di Costituzione – Il governo Draghi e la democrazia, Chiarelettere, Milano, 2022

[6] Corrado Dottori, Come vignaioli alla fine dell’estate – L’ecologia vista dalla vigna, DeriveApprodi, Roma, 2019


Per approfondire:

Serge Latouche, L’abbondanza frugale come arte di vivere – Felicità, gastronomia e decrescita, Bollati Boringhieri editore, Torino (TO), 2022

>Luca Mercalli, Non c’è più tempo – Come reagire agli allarmi ambientali, Giulio Einaudi Editore, Torino (TO), 2018

Ansel Jappe, Un mondo cementificato, Antropocene.org, 22.02.2022