Hanno ragione loro, i quattro attivisti di Ultima generazione che hanno imbrattato il Senato. Hanno ragione loro perché la politica italiana si indigna per un po’ di vernice e non per la traiettoria inesorabile della specie umana verso un destino di calamità e, forse, di estinzione. 

Hanno ragione loro a tirare la vernice perché la loro «disperazione che deriva dal susseguirsi di statistiche e dati sempre più allarmanti sul collasso eco-climatico» viene accolta soltanto dal «disinteresse del mondo politico» (così nel loro comunicato sul sito). 

Hanno ragione loro perché con queste azioni dimostrative, che si tratti di blocchi delle strade o di vernice sui vetri che proteggono capolavori dell’arte, rivelano che noi – come collettività – siamo interessati soltanto a proteggere lo status quo, ma non siamo disposti ad alcun cambiamento radicale. 

Lo conferma anche il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici approvato nei giorni scorsi dal governo Meloni: molte diagnosi, tanta preoccupazione, poche proposte nessuna risorsa aggiuntiva per combattere il cambiamento climatico in Italia o mitigarne le conseguenze. 

Ultima generazione chiede di interrompere subito la riapertura delle centrali a carbone dismesse e cancellare le nuove trivellazioni per cercare gas e installare 20 gigawatt di energia rinnovabile, solare ed eolica. 

Troppo? Irrealizzabile? Anche il blocco navale e la flat tax per tutti non si faranno mai, però sono al centro della discussione e assorbono risorse ed energie da anni, la crisi climatica no. 

Hanno ragione loro, gli attivisti italiani e i loro omologhi in giro per l’Europa, come soprattutto Just Stop Oil in Gran Bretagna, perché usano i propri corpi (e portafogli) che il nostro stato punisce chi disturba la tranquillità dei sonnambuli ma non chi ignora la catastrofe: multe da 1300 euro per i blocchi stradali (tanti soldi per dei ragazzi), arresti, sorveglianza speciale. 

In Gran Bretagna oltre 2.000 attivisti di Just Stop Oil sono stati fermati e 138 sono in carcere. 

La disobbedienza civile impone di pagare prezzi alti, ma è sintomatico che in Italia gli attivisti del clima siano trattati con più severità dei capi tifoseria collusi con la criminalità organizzata.  

Hanno ragione loro, quelli di Ultima generazione. E sotto sotto lo sanno anche quelli che si indignano, come Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che li mette sullo stesso piano dell’accoltellatore di una povera turista in stazione a Roma.
Lo sanno ma non lo possono ammettere, perché riconoscere che l’allarme degli attivisti è fondato significa concludere che chi offende la Repubblica è chi osserva passivamente la crisi climatica dall’interno dei palazzi e non chi li spruzza di vernice. Per queste ragioni è il tempo di un partito ambientalista che, come anticipato da Domani, può essere la grande novità del 2023.


Fonte: Stefano Feltri - editoriale Domani - 02.01.2023