IN LOMBARDIA

“Ciò che il movimento chiede è semplice e immediato: rifiutare tutte le sponsorship delle compagnie che fanno ancora profitti dai combustibili fossili, utilizzare le strutture già presenti (anche non per forza in prossimità alla città) per limitare il consumo di suolo, creare un comitato indipendente che sviluppi un’analisi sulla sostenibilità, sui rischi e sugli impatti dell’evento.

I preparativi per le Olimpiadi invernali del 2026 a Milano e Cortina stanno entrando nel vivo in questi mesi e i meccanismi di consumo di suolo e speculazione tipici dei grandi eventi italiani sono già in corso. Si stanno già costruendo o progettando impianti ed edifici di cui non c’era davvero bisogno, come il superfluo villaggio olimpico presso lo Scalo di Porta Romana a Milano, ennesimo pezzo di terra sottratto alla cittadinanza e al verde pubblico.” (Fridays For Future - Milano)


IN VENETO

“Un altro progetto annunciato dalla cabina di regia riguarda il villaggio olimpico di Cortina che nelle dichiarazioni degli organizzatori verrà realizzato mediante container che saranno rimossi a conclusione dell’evento, non più in località Fiames ma in località Campo, sempre a Cortina. Se da un lato è da cogliere positivamente l’idea di una infrastruttura provvisoria rimovibile, dall’altro si ritiene poco opportuna questa collocazione in quanto, nonostante la temporaneità, ogni trasformazione risulterebbe comunque incompatibile con le caratteristiche dell’area.

Anche comprendendo l’esigenza di dover ospitare gli atleti, ammesso che le varie migliaia di posti letto degli alberghi di Cortina non siano sufficienti, la scelta della Piana di Campo pare piuttosto infelice: essa è infatti un’area a valenze ambientali e naturalistiche di pregio, dalla presenza di diverse specie in via di estinzione. Per le sue dinamiche idrogeologiche ogni intervento di natura infrastrutturale altererebbe irreversibilmente i delicati equilibri.

Per ospitare gli atleti per le poche settimane dell’evento olimpico, con tutte le strutture necessarie non rimovibili (fondamenta, strutture fognarie, impiantistica elettrica e gas) si recherebbero danni irreversibili ad una Piana dal grande valore ambientale, storico, paesaggistico e che non può avere altra destinazione se non quella agricola.” (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi CIPRA, Club Alpino Italiano CAI, Federazione Nazionale Pro Natura, Federparchi e Mountain Wilderness).