Tre settimane fa, il 6 luglio, la Terra è stata accerchiata dal maggior numero di voli di linea della storia: 134.386 nelle 24 ore, così ha annunciato il sito che vigila sul settore Flightradar.

La notizia apparsa sui giornali avrebbe dovuto far sobbalzare. È una notizia inquietante. Un segno dei tempi. Forse l’anticipo di un futuro in cui ci ritroveremo ancora più frenetici e incontentabili. Eppure grandi effetti, la notizia, non ne ha prodotti, visto il silenzio in cui è passata. Ma non dovevamo provare a ridurre le emissioni moderando spostamenti e consumi proprio per salvare noi stessi e quel pianeta che andiamo così tanto inseguendo?

Si vola sempre di più, si accumulano code, ritardi e disagi agli aeroporti – così dicono le cronache – eppure il costo dei biglietti arerei sotto la spinta della crescente domanda è aumentato a luglio del 43,9 per cento rispetto al mese prima.

Otto miliardi siamo ormai sul pianeta. Una fetta dei quali si sposta da una parte all’altra, di continuo, andando a incontrare altri turisti, altre code in arrivo da luoghi altrettanto lontani.

La pandemia ci aveva insegnato a scoprire il mondo dietro casa, una valle solitaria, una meta dimenticata da raggiungere in poche ore. Era la riscoperta delle infinite sfumature a portata di mano che possono riempirci la vita. Così si diceva. E invece siamo ritornati a decollare verso l’esotico. Si parte verso città, spiagge e parchi nazionali, si decolla per calcare montagne agli antipodi quando mille ancora non ne abbiamo viste intorno a noi. Per quanto mi riguarda non prenderò più un aereo se non per inderogabili motivi di lavoro. Evochiamo tanto il “senso del limite”… Ecco, un limite potremmo darcelo.

Si va lontano per conoscere, e più lontano si tende ad andare meno si conosce ciò che ci circonda. Il vero esotico, il vero mondo sconosciuto ci sta sempre più vicino. E non ce ne accorgiamo.



Foto: la schermata del sito Flightradar che dà la situazione dei voli di linea in tempo reale

Fonte: https://www.facebook.com/MarcoAlbinoFerrari