Dopo la fase di emergenza, gli eventi estremi vengono rapidamente dimenticati. Un tragico parallelo con la tragedia in corso in Palestina.

di Stefano Caserini

Perché per 16 anni non abbiamo pensato a che cosa stava succedendo a Gaza? Ho sentito porre questa domanda da diversi esperti della tragedia in corso da decenni in Medioriente. Chi ha visto da vicino la situazione della popolazione palestinese, l’occupazione militare, la negazione dei diritti più elementari e il regime di apartheid si stupisce della generale incapacità di comprendere le motivazioni di questa nuova escalation di violenza tra israeliani e palestinesi.

“È nella natura stessa di un’occupazione brutale e che dura da 56 anni che il popolo che vi è sottoposto si ribelli”. Le parole di Francesca Albanese, Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, lette su Altreconomia di settembre 2023, non potevano essere più chiare. Certo, nessuno può prevedere il livello di violenza, di terrore, di abominio che avrà la ribellione. Non sempre ci sono figure come Martin Luther King o Nelson Mandela a guidarla e le tecnologie moderne permettono di amplificarne la brutalità. Quello che è certo è che voltare la testa dall’altra parte non aiuta. Anzi, prima poi arriva il conto.

Per chi si occupa di cambiamenti climatici questi discorsi suonano terribilmente familiari. Certo, sono vicende molto diverse, gli impatti del surriscaldamento globale non sono atroci e ripugnanti come un massacro di bambini o il bombardamento di un ospedale. È una catastrofe al rallentatore, fatta di una lenta degenerazione progressiva e di tanti eventi estremi più o meno evidenti, spesso lontani e presto dimenticati. Pochi hanno saputo o si ricordano di quanto siano stati devastanti gli incendi in Canada quest’anno. E l’alluvione in Romagna è passata, solo chi l’ha vissuta da vicino ne serba memoria. La vita continua e dopo un po’ ci si abitua. I tempi della crisi climatica sono molto diversi.

Così come gli esperti della crisi mediorientale si stupiscono che non si sia avvertito il pericolo di un’evoluzione catastrofica della situazione (già critica) nella Striscia di Gaza, è molto probabile che gli esperti di cambiamenti climatici dei prossimi decenni non si stupiranno affatto dei morti causati dalle ondate di calore, dei disastri delle alluvioni o dell’invasione del mare nelle città durante un grande uragano. Potranno dire che sono la conseguenza di azioni sbagliate adottate in passato, di tanti che hanno preferito far finta di nulla: imbarcarsi per crociera nel Polo Nord o un viaggio in Antartide è affascinante, porsi il problema dell’impatto di questo tipo di turismo, non è obbligatorio.

L’aumento record delle temperature medie globali nel mese di settembre 2023 rispetto a quelle del periodo 1880-1920, il riferimento per l’era pre-industriale, è stato di 1,7 gradi centigradi

I dati delle temperature di settembre 2023 hanno sorpreso anche gli esperti. È stato più caldo di 1,7 gradi rispetto alla media del periodo 1880-1920, che è il riferimento per l’era pre-industriale. Molti scienziati hanno mostrato il loro sconcerto: non si aspettavano un balzo così repentino. Anche se le proiezioni dei modelli climatici davano qualche probabilità anche a eventi di questo tipo, quando poi accade fa impressione. La notizia è stata data da giornali e televisioni ma in modo ormai stanco: se i record sono continui, per come sono fatti i mezzi di informazione, l’importanza della notizia sbiadisce. Certo passa in secondo piano rispetto a bombardamenti di civili in fuga o a combattimenti intorno a una centrale nucleare.

“Quest’anno ci sono stati dei pogrom, attacchi dei coloni ai villaggi palestinesi, dove eravate? Avete fatto qualche commento? Ve ne siete occupati?”, ha chiesto Albanese durante una trasmissione televisiva. La grande cecità di cui parlava Amitav Ghosh non riguarda solo i cambiamenti climatici.

Stefano Caserini è docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Sex and the Climate” (People, 2022)

Fonte: Altraeconomia - 1 novembre 2023