Una mostra fotografica tutta da vedere, quella dedicata alle fotografie di Gabriele Galimberti, visibile fino all'8 gennaio 2024 al Palazzo Todesco a Serravalle - Vittorio Veneto.

La sezione più importante della mostra è senza dubbio The Ameriguns, con la quale Galimberti ha vinto nel 2021 il premio World Press Photo nella categoria “Portrait Stories”, che consiste in una serie di ritratti in cui cittadini americani posano orgogliosamente con le loro collezioni private di armi da fuoco. Ma oltre che The Ameriguns, la mostra di Palazzo Todesco ospita altre fotografie di Galimberti raggruppate in sezioni quali:

In Her Kitchen - Toy Stories - Home Pharma - En Plein Air - Plastic free - My private dinosaurs.

Lo stile di Galimberti è immediatamente riconoscibile: tutti i soggetti sono immobili ed in posa frontale mentre guardano l'obiettivo, con gli oggetti (a seconda della sezione sono armi, ingrendienti per cucinare, giocattoli, medicine, rifiuti di plastica ...) collocati in geometriche disposizioni vicini a loro, immersi in uno spazio silenzioso. La totale messa a fuoco dell'immagine rafforza le connessioni tra i personaggi, gli oggetti e l'ambiente in cui si trovano. Nulla è casuale, nulla è fuori posto, tutto è frutto di una ferrea logica compositiva contrassegnata da precisi equilibri, sia cromatici che prospettici.

Questo stile caratterizza anche gli altri lavori presenti nella mostra, soprattutto In Her Kitchen, Home Pharma e Toy Stories, dove i soggetti sono messi in relazione a ingredienti culinari, a medicinali ed a giocattoli. L'uniformità seriale delle pose non banalizza affatto la composizione anzi, offre allo sguardo dello spettatore la possibilità di cogliere la specificità del "legame" tra i personaggi e ciò che questi esibiscono. L'espressione di orgoglio che trapela dalla postura e dallo sguardo di una donna che sibisce le proprie pietanze (In Her Kitchen) non è la stessa di chi esibisce le proprie armi (The Ameriguns).

Mentre lo sguardo delle persone fotografate si riflette in chi le guarda, gli oggetti esibiti raccontano, muti, qualcosa di chi li possiede. Qualcosa che esprime sia le condizioni sociali delle persone fotografate che l'universo culturale e mitologico da cui gli oggetti provengono. Qualcosa che può essere compreso solo attraverso un processo cognitivo, non emotivo, da parte dello spettatore. A questo ci invita la messinscena architettata da Gabriele Galimberti.



Ma torniamo a The Ameriguns, il piatto forte della mostra. Gabriele Galimberti ha viaggiato in ogni angolo degli Stati Uniti - da New York a Honolulu - per incontrare fieri possessori di armi e fotografare loro e le loro armi. Li ha fotografati nelle loro case e nei loro quartieri, anche in luoghi dove nessuno si aspetterebbe di trovare tali arsenali. L’inquietante ostentazione di possesso di qualsiasi tipo di arma ci offre una visione, a noi sconosciuta, di ciò che l'istituzione del Secondo Emendamento rappresenta ancora oggi.
 
In un’intervista rilasciata a Raffaella Oliva di Rolling Stones Italia nell’aprile del 2021 così Galimberti descrive la genesi del suo progetto: «Stavo realizzando per il National Geographic, con cui lavoro da alcuni anni, un reportage sul commercio tra privati di fossili di dinosauri. Proprio così, sembrerà strano, ma esiste tutto un mercato anche in quell’ambito: se con 5 milioni di euro puoi portarti a casa, che so, un teschio di T-rex, ne servono 50 mila per qualcosa di molto più comune. Ad ogni modo mi trovavo negli Stati Uniti e durante un giorno di riposo sono entrato per curiosità in un negozio di armi, mi sono messo a parlare con un cliente, gli ho domandato quante armi avesse e alla risposta “più di 50” gli ho chiesto se potevo andare a casa sua. Da quel momento mi si è innescata in testa l’idea di quello che poi è diventato The Ameriguns.»

Ancora Galimberti: «Mi piace questo linguaggio incentrato sull’idea della collezione, delle serie di oggetti appartenenti a un’unica categoria, che abitano la vita delle persone. Non è un caso che lo abbia usato più volte, fotografando i bambini con i loro giochi o le famiglie con i loro farmaci. Si tratta di dare agli oggetti in questione una disposizione di tipo geometrico-scenografico, formula che si lega a quella che è un po’ una mia ossessione, il bisogno di mettere sempre tutto in ordine, e che mi permette uno sguardo neutrale: il mio intento è sempre raccontare chi ho di fronte senza giudicarlo, senza infilare nell’immagine il mio pensiero. […] Su 500 persone che avevo trovato e che potevano essere adatte al mio reportage, ne ho fotografate una cinquantina: la maggior parte ha rifiutato di mettersi di fronte all’obiettivo, non tutti sono esibizionisti, io ho dovuto per forza di cose lavorare con coloro che desideravano mostrarsi.»

Gli Stati Uniti sono il Paese occidentale con il più alto numero di morti per arma da fuoco e pure quello i cui privati cittadini possiedono la metà di tutte le armi da fuoco (non ad uso militare) al mondo. L’ultima stima del progetto di ricerca indipendente svizzero Small Arms Survey del 2018  sul possesso di armi tra i civili pone gli Stati Uniti al primo posto nel mondo, con circa 393,3 milioni di armi da fuoco legali e illegali (circa 120 ogni 100 abitanti), nella stragrande maggioranza non registrate. Nel 2020 ci sono state 29.445 morti violente, 8,9 per ogni 100mila abitanti. La maggior parte di queste (23.224) sono avvenute per mezzo di armi da fuoco piccole e leggere: pistole, rivoltelle, fucili, carabine, fucili d’assalto, mitra e mitragliatrici.




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Pubblicato su IRIAD Review. (Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo) - Studi sulla pace e sui conflitti 06/2023 > CLICCA QUI