Grave di Ciano, nuovo rinvio per la sentenza del Tribunale delle Acque

Ancora nessuna decisione sul ricorso presentato da otto comuni veneti contro il progetto delle casse di espansione sul fiume Piave che, secondo la Regione, dovrebbero ridurre gli effetti delle alluvioni. La decisione sul contenzioso era attesa il 6 dicembre, durante un’udienza davanti al Tribunale delle Acque di Roma, già rimandata da fine settembre.
La parola fine dal punto di vista legale alle discussioni sulla costruzione dei bacini di laminazione dovrà però ancora attendere. L’udienza c’è stata, ma la sentenza è stata posticipata all’anno prossimo, riferisce a VeZ il Comitato per la Tutela delle Grave di Ciano.

La richiesta di annullamento
I comuni rivieraschi – Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia, Volpago del Montello, Vidor, Pederobba, Moriago della Battaglia e Montebelluna, capeggiati da Crocetta del Montello – hanno portato in aula la Regione Veneto, il ministero dell’Ambiente e la Presidenza del Consiglio dei ministri chiedendo l’annullamento della delibera 302, il provvedimento con cui nel 2021 la Giunta regionale ha preso atto del Piano di gestione del rischio alluvioni, redatto dall’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali, dove veniva indicata come imprescindibile l’opera di Ciano.
La Regione ne ha quindi finanziato la progettazione con 1.651.700 euro. La realizzazione costerebbe 55,3 milioni, secondo le stime. Le prime proposte sono attese per l’inizio del 2024.

I rischi per l’ambiente
Il progetto delle casse di espansione sul Piave è criticato dai comuni e ritenuto obsoleto dagli ambientalisti perché la loro realizzazione è prevista nell’alveo del fiume con un grande utilizzo di cemento e un conseguente notevole impatto ambientale in una zona ricchissima di fauna e flora selvatiche.

Intervistato dalla Tribuna di Treviso, anche il geologo e divulgatore Mario Tozzi ha espresso i suoi dubbi sull’opera. «Ci starei attento, trattandosi di area protetta», ha detto Tozzi, aggiungendo: «Le vedo come extrema ratio, benché inevitabile in alcuni luoghi. Il concetto è che la difesa dalle alluvioni non deve essere una questione di opere. Ma di natura e di rapporto con il mondo naturale».

Zaia apre al dialogo
Nel mezzo dello scontro tra comuni, Regione e governo ha gettato acqua di recente acqua sul fuoco il governatore veneto Luca Zaia dicendo: «Attendiamo l’esito del ricorso e poi troviamo un momento di confronto col territorio, senza alzare i toni e senza preconcetti».

A queste parole di apparente apertura hanno risposto gli ambientalisti locali rinnovando «la richiesta per un sollecito incontro» perché «procrastinare il confronto al termine della fase di progettazione appare pressoché inutile». Al momento, però, visto il rinvio del pronunciamento del Tribunale delle Acque, per l’incontro bisognerà attendere il 2024.

Fonte: vez.news - 13 dicembre 2023