Il nostro ultimo Bollettino dell'anno rilancia una notizia dall'Abruzzo dove è stata cancellata una Riserva Naturale con un colpo di mano della destra al governo.

E' l'ennesimo segnale, chiaro e drammatico, di come il blocco sociale reazionario e anti-ecologista al potere abbia fissato come primo obiettivo l'estrazione della ricchezza dalle residue risorse naturali del Paese. Lo fanno con l'ipocrita convinzione che questo sistema possa andare avanti a oltranza ignorando gli ammonimenti scientifici sull'incombere della Sesta Estinzione di massa. E' sempre più urgente l'organizzazione di un movimento popolare di massa ecologista. Questo sarà il nostro primo impegno per l'anno nuovo.


Roseto degli Abruzzi. Il colpo di spugna in Consiglio regionale, a notte fonda tra le pieghe del bilancio 2024
L’operazioncina è andata in porto a notte fonda, inserita, alle 2:30, tra le pieghe del bilancio di previsione 2024 in discussione in Consiglio regionale, a L’Aquila.

Un colpo di mano e cinque consiglieri – Emiliano Di Matteo e Mauro Febbo, entrambi di Forza Italia, Simona Cardinali e Federica Rompicapo (Lega) e Umberto D’Annuntiis (Fdi) – hanno fatto passare un emendamento che ha quasi cancellato la Riserva naturalistica del Borsacchio, nel comune di Roseto degli Abruzzi (Teramo). Sono stati tagliati 976 ettari su circa 1.100: ne restano più o meno 25. Rimane una lingua a ridosso del mare, poi il resto via, merce per i palazzinari. Senza alcuna consultazione preliminare, senza confronti, senza seguire gli iter che pure le leggi nazionali impongono. La maggioranza di centrodestra che governa l’Abruzzo ha approvato.

«Una porcata – tuona il segretario nazionale di Rifondazione, Maurizio Acerbo -. Uno dei rarissimi bacini di naturalità sulla costa viene quasi depennata con l’ok della maggioranza che sostiene il presidente della Giunta, Marco Marsilio. Ciò mostra il livello infimo di un ceto politico che apre la strada alla cementificazione di luoghi di impareggiabile bellezza che eravamo riusciti a salvaguardare. Noi del Prc – prosegue – rivendichiamo di aver proposto e imposto la legge che nel 2005 istituì la Riserva». Che spesso è stata sotto attacco. «In Consiglio regionale – continua Acerbo – dal 2008 al 2014 ho dovuto fare ostruzionismo innumerevoli volte contro i tentativi bipartisan di riperimetrazione. Nel 2012 sono riusciti a tagliarne parti, ma si è trattato di un intervento non paragonabile a quello approvato adesso: una vergogna nazionale».

Contro il provvedimento è levata di scudi. Di «scellerata e dannosa scelta» parla l’associazione Alleanza civica di Atri (Te) sottolineando l’importanza della Riserva «in termini tutela ambientale e turismo». «Un giorno triste. È stato eliminato l’intero tratto collinare, riducendo drasticamente la riserva che si staglierà solo lungo la spiaggia fino alla ciclabile – dice Marco Borgatti, presidente Guide del Borsacchio -. Questa decisione ha conseguenze gravi. Il Piano di assetto della Natura (Pan), preparato per oltre vent’anni, è ora da rifare completamente. Perdiamo, poi, occupazione futura, ma anche milioni di euro di finanziamenti europei, per agricoltori, allevatori e operatori turistici, per le attività sostenibili nelle riserve. Mentre alcuni potrebbero trarne vantaggio, come gli investitori edili, a rimetterci saranno la natura e il futuro della nostra città. Non accettiamo passivamente questa decisione. Annunciamo una grande manifestazione a breve. I nostri legali stanno esaminando le carte, poiché crediamo che questa decisione debba essere contestata con forza. E’ inaccettabile che il Comune non sia stato nemmeno considerato. La nostra voce unita sarà forte e chiara: la Riserva del Borsacchio deve essere preservata per il bene di tutti».

E il Wwf Teramo rimarca che «senza nessun confronto pubblico, e neppure una semplice discussione in aula, la maggioranza regionale ha tagliato un’area naturale protetta. Una miopia amministrativa senza limiti».

Augusto De Sanctis, della Stazione ornitologica abruzzese (Soa) sottolinea che è stato «eliminato il 98% della superficie, con un provvedimento palesemente incostituzionale. E’ stato saltato – puntualizza – tutto l’obbligatorio processo preventivo di concertazione con gli enti locali e di valutazione ambientale previsto dalla Legge quadro sulle aree protette, la 394/1991. La giurisprudenza in materia, da parte della Consulta, è granitica e va rispettata. Adesso – aggiunge – bisogna far decadere il provvedimento».

«Quello che è avvenuto rispetta il caos che si è vissuto nell’Aula del Consiglio regionale fino a notte inoltrata – riferisce il consigliere regionale Sandro Mariani -. Una maggioranza allo sbando, alle prese con i litigi interni per far quadrare i conti delle richieste dei vari consiglieri. L’emendamento inerente la riperimetrazione è arrivato all’attenzione dell’Aula solo al momento di votare: non si è avuto nemmeno il tempo materiale di avere contezza del suo contenuto».

«Un atto di questo tipo – dichiara Donatella Pavone, direttrice Legambiente Abruzzo -, che vanifica il lavoro sul territorio, ma anche la possibilità di una futura azione coordinata di tutela della biodiversità e di sviluppo sostenibile, non può essere presentato e votato con queste modalità, sottraendosi ad un iter legislativo ben preciso». Sulla questione interviene anche Luciano D’Amico, candidato del Patto per L’Abruzzo, ossia del centrosinistra, alla Presidenza della Regione, secondo cui occorre «ripristinare i confini della Riserva e sanare l’enorme danno che la destra ha compiuto nei confronti di un intero territorio e di migliaia di cittadini».

(fonte il Manifesto)